dieta del gruppo sanguigno

Dieta del gruppo sanguigno: che cos'è e funziona?

Dieta del gruppo sanguigno: in cosa consiste, da dove arriva la teoria e cosa dicono gli studi. Con i limiti documentati di questo approccio.

Aggiornato il 20 Gen 2026

Che cos’è e cosa vuol dire dieta del gruppo sanguigno?

Un’alimentazione uguale per tutti in realtà non ha mai accontentato nessuno. Frasi come perdere peso diminuendo i grassi, consumare più carboidrati fa bene al buon umore e alla salute, più proteine per avere più energia, troppe proteine mettono a duro lavoro i nostri reni, cinque o sei piccoli pasti al giorno sono meglio di tre abbondanti, piluccare in continuità altera il lavoro dei succhi gastrici, lunga vita ai vegetariani, per la vitamina b12 mangiare più carne, per essere più magri e in buona salute bisogna mangiare più frutta e verdura, attenzione al metabolismo troppa verdura cruda tende ad appesantirvi..

Riuscite ancora a raccapezzarvi con tutte queste “verità”?

Ci troviamo di fronte a così tante e contrastanti teorie sull’alimentazione che non sappiamo più da che parte girarci.

Che siate grassi o magri, giovani o meno giovani, sani o ammalati ormai i grandi “Saggi” si sono unificati in uno stesso “Girone Infernale”. A discapito quindi del piacere della buona e soprattutto “Sana Alimentazione” si finisce per mangiare sempre le stese cose solo perché sono a portata di mano o magari semplicemente perché la pigrizia ha in noi il sopravvento e finiamo per cibarci in modo irrazionale e per niente sano.

Senza pensare che prima o dopo il nostro stomaco ci presenterà il “CONTO” per tutte le schifezze con cui lo abbiamo “nutrito”.

La cosa migliore sarebbe quindi un’alimentazione mirata e possibilmente personalizzata a secondo del proprio “gruppo sanguigno”, certo non è facile eliminare i chili di troppo mantenendo nel contempo salute e una buona forma fisica. Ciò potrà diventare possibile solo se adotteremo un’alimentazione che ci gratifichi e che naturalmente ci faccia bene, rispondendo al meglio delle nostre esigenze personali e soprattutto che tenga conto delle caratteristiche chimiche individuali di ognuno di noi ossia del modo con cui il corpo riesce ad assimilare e quindi trasformare il cibo. Purtroppo secondo il comune concetto dietologico odierno, che si tratti di un’alimentazione altamente proteica, o ricca di carboidrati o magari di un programma alimentare mirato, non si tiene mai in considerazione il fatto che ognuno di noi è “UNICO” e che le esigenze alimentari individuali sono ineguagliabili dipendendo soprattutto da molteplici fattori. L’ereditarietà per esempio ha la sua importanza, specie quando si tratta di stabilire di che quantitativi il corpo necessita di determinate sostanze per poter funzionare al meglio.

Dal punto di vista alimentare non è possibile fare di tutta l’erba un fascio.

Tutto ciò diventa poi più evidente quando si scopre che la natura ha fornito solo agli appartenenti al “gruppo sanguigno” “B” un particolare “enzima” che utilizzato dai succhi gastrici aiuta a scomporre su base chimica lo zucchero del latte (Lattosio), in questo caso questo prezioso alimento, e i suoi derivati, diventano digeribili solo per loro (gli appartenenti al Gruppo Sanguigno “B”) nel mentre per tutti gli altri (O-A-AB) sono guai, meglio a questo punto bandire questi alimenti dalla loro tavola una volta per sempre (un’affermazione che non trova conferma: vedi più sotto), in quanto difficilmente digeribili e quindi poco assimilabili. Ecco perchè alcune persone, anche nutrendosi con gli stessi alimenti ottengono molte volte risultati diametralmente opposti, in effetti la situazione ci diventa più chiara quando finalmente riusciamo a comprendere che ciò dipende unicamente dalla struttura chimica del nostro corpo, in effetti, ecco perché molte cure considerate miracolose per alcuni, siano per altri, destinate al più tragico fallimento sin dall’inizio.

Molti medici hanno imparato da tempo che non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo ad un’alimentazione all’apparenza sana.

Essi in base a questa consapevolezza oggi non suggeriscono più indiscriminatamente un dieta “leggera” a chiunque soffra di stomaco. D’alto canto se si tratta di assecondare l’idea che ciò che fa bene a me deve far assolutamente bene anche a te, il successo di un qualsiasi programma alimentare diventa solo una questione di fortuna. Ma affinché l’alimentazione secondo la dieta del gruppo sanguigno vi entri, nel senso più esatto della parola, nel sangue e quindi in voi stessi, non dimenticate quanto segue: mangiate più spesso, ma con piccole porzioni, l’importante è che appartengano alla categoria degli alimenti “Ideali”, in modo che la quantità del cibo con cui vi nutrite derivi da sostanze preziose per il vostro organismo ed arrivi nel sangue in modo regolare e continuo.

Cosa dice la ricerca su questa dieta

Una parte di quello che si legge in giro sulla dieta del gruppo sanguigno non regge alla verifica, e vale la pena dirlo con chiarezza perché qui si parla di salute. Le diete per gruppo sanguigno sono state proposte a partire dagli anni Novanta dal naturopata americano Peter J. D’Adamo, e l’ipotesi di fondo è che i gruppi sanguigni rappresentino eredità evolutive diverse (gruppo O “cacciatore”, gruppo A “agricoltore”, gruppo B “nomade”).

La genetica delle popolazioni racconta però un’altra storia: il primo allele a comparire nel locus ABO è stato quello del gruppo A, non quello del gruppo O, mentre la teoria dà per scontato il contrario. Sul piano clinico, lo studio pubblicato nel 2014 su PLoS One ha confrontato dieta, indice di massa corporea, pressione, colesterolo e insulina in un gruppo di giovani adulti: chi mangiava “secondo il proprio gruppo” non mostrava valori migliori di chi non lo faceva. Le revisioni che hanno raccolto la letteratura disponibile non hanno trovato studi capaci di dimostrare un beneficio, e la British Dietetic Association l’ha inserita tra le diete da evitare.

Sul latte esiste un punto preciso da chiarire, perché all’inizio dell’articolo l’enzima che lo digerisce viene legato al gruppo B. La lattasi, l’enzima che digerisce il lattosio, non dipende dal gruppo sanguigno: la capacità di digerire il latte da adulti è legata a una variante genetica che si distribuisce nella popolazione in modo indipendente dal sistema ABO. Questo spiega perché ci sono persone di gruppo B intolleranti al lattosio e persone di gruppo O che lo digeriscono senza problemi.

Detto questo, l’osservazione da cui parte questo articolo resta valida e non ha bisogno della teoria dei gruppi sanguigni per stare in piedi: non esiste un’alimentazione uguale per tutti, e le esigenze cambiano con l’età, le condizioni di salute, l’attività fisica, i gusti e la storia personale. La differenza è che la personalizzazione, oggi, si costruisce su elementi misurabili (composizione corporea, esami del sangue, intolleranze accertate, abitudini reali) invece che sul gruppo sanguigno.

Per approfondire

Sul ruolo delle lectine, uno dei cardini su cui si appoggia questa dieta, c’è Lectine negli alimenti: allergie e sistema immunitario. Sul perché molte diete falliscono si veda Dieta fallita: perché una dieta ipocalorica non funziona più, e per l’approccio generale La salute vien mangiando.

Autore: Prof. Dr. Roberto Mazzoli

Nota: le informazioni pubblicate in questo articolo hanno carattere puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico o di un professionista sanitario. Prima di iniziare qualsiasi trattamento, dieta o integrazione consulta il tuo medico.

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